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Il 4° Stormo di Grosseto - 95 Anni a Difesa dei Cieli Italiani

2 giugno 2026 di
Il 4° Stormo di Grosseto - 95 Anni a Difesa dei Cieli Italiani
Elia Silvestris
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Il 4° Stormo rappresenta una delle unità più prestigiose e simboliche dell’Aeronautica Militare Italiana. La sua storia è strettamente legata all’evoluzione del potere aereo nazionale e alla difesa dello spazio aereo italiano, missione che lo Stormo continua a svolgere con standard operativi di altissimo livello. Nel corso della sua lunga esistenza, il 4° Stormo ha saputo coniugare innovazione tecnologica e continuità di valori, affermandosi come punto di riferimento della caccia italiana.

Il 2026 riveste inoltre un significato particolare per il reparto: il 1° giugno ricorre infatti il 95° anniversario della costituzione del 4° Stormo, una ricorrenza che celebra quasi un secolo di storia operativa, tradizioni e servizio al Paese. Novantacinque anni durante i quali lo Stormo ha attraversato le principali fasi dell’evoluzione dell’aviazione militare italiana, mantenendo sempre un ruolo centrale nella difesa aerea nazionale e nelle operazioni dell’Aeronautica Militare.

Durante due giornate di visita, il team di Hangar Digitale ha avuto l’opportunità di osservare da vicino le attività operative, le procedure e le strutture del reparto, vivendo in prima persona la quotidianità del personale e dei suoi velivoli. Questa esperienza ci ha permesso di approfondire la conoscenza dello Stormo e di raccontarla ai nostri lettori, offrendo uno sguardo concreto e privilegiato sulle sue missioni, sulla sua storia e sull’organizzazione di una delle unità più prestigiose dell’Aeronautica Militare.

Questo articolo rappresenta il primo capitolo di uno speciale approfondimento dedicato al 4° Stormo. Nelle prossime uscite analizzeremo più nel dettaglio le sue capacità operative, i reparti che lo compongono, le attività addestrative e il contributo che quotidianamente fornisce alla sicurezza dello spazio aereo nazionale, raccontando da vicino la realtà di un reparto che, a 95 anni dalla sua fondazione, continua a rappresentare una delle eccellenze dell’aviazione militare italiana.


Le origini del 4° Stormo e l’eredità di Baracca

Il 4° Stormo venne costituito il 1° giugno 1931 presso l’aeroporto di Udine Campoformido, in una fase di profonda trasformazione dell’aviazione militare italiana. In tale contesto di riorganizzazione, il reparto venne trasferito già nei mesi successivi sull’aeroporto di Gorizia, che divenne la sua prima sede stabile e il luogo in cui lo Stormo assunse una fisionomia operativa.

L’identità del 4° Stormo si legò in modo indissolubile al Cavallino Rampante, simbolo di coraggio ed eccellenza la cui origine risaliva a Francesco Baracca, asso della Prima Guerra Mondiale. Baracca lo adottò come segno personale ispirandosi allo stemma del 2° ReggimentoPiemonte Reale Cavalleria”, nel quale aveva prestato servizio; dipinto in nero sui suoi velivoli, il Cavallino divenne rapidamente emblema di valore e audacia, sopravvivendo alla morte del suo creatore, avvenuta nel 1918. Tale simbolo rimase patrimonio ideale della 91ª Squadriglia, che ne custodì il significato morale e tradizionale fino a individuare nel 4° Stormo il reparto chiamato a garantirne la piena continuità storica.


L'Araldica Ufficiale Di Stormo 

Nei primi mesi di vita dello Stormo non esisteva un distintivo ufficiale consolidato, venne quindi inizialmente adottato un emblema raffigurante un uomo alato armato, accompagnato dal motto Coelum nobis – nos ad coelum, che non riuscì però a radicarsi profondamente nell’identità del reparto. 

Nel 1932, il capo calotta della 91ª Squadriglia propose al comandante di Stormo, Colonnello Felice Porro, l’adozione del Cavallino Rampante come emblema ufficiale del 4° Stormo, in sostituzione del simbolo precedente; la proposta venne accolta e dal 1933 divenne il simbolo distintivo del "Quarto", rappresentando un momento decisivo nella definizione dell’identità dello Stormo
Contestualmente, anche i Gruppi di volo che componevano lo Stormo, il IX° e il X° Gruppo, adottarono il Cavallino Rampante quale segno comune di appartenenza. In particolare:

• il X° Gruppo, di cui faceva parte la 91ª Squadriglia, mantenne lo stemma originale, con cavallino rampante nero su fondo bianco;

• il IX° Gruppo adottò il negativo cromatico, con cavallino rampante bianco su fondo nero.

Questa scelta sancì l’unità simbolica dello Stormo, preservando al contempo una distinzione identitaria tra i due Gruppi e consolidando in modo definitivo il legame ideale con la tradizione baracchiana.


Amedeo di Savoia Duca d’Aosta ed il Legame con il 4° Stormo 

Il 4º Stormo Caccia è dedicato alla memoria di Amedeo di Savoia-Duca d'Aosta, considerato una delle personalità più importanti dell’aviazione militare italiana. La sua rilevanza non è legata soltanto alle origini aristocratiche, ma soprattutto alle sue qualità umane e aviatorie.

Nato a Torino nel 1898, intraprese fin da giovane la carriera militare entrando al Collegio della Nunziatella. Durante la Prima guerra mondiale partecipò come volontario, combattendo su diversi fronti e ottenendo il grado di ufficiale.

Spinto da una forte passione per il volo, nel 1926 conseguì il brevetto di pilota e nel 1932 entrò nella Regia Aeronautica.

L’anno successivo, nel 1933, assunse il comando del 4º Stormo a Gorizia, scegliendo di passare alla caccia. In questo ruolo si distinse per le sue capacità di leadership e per il rapporto diretto e umano con i suoi uomini. La sua carriera proseguì rapidamente fino a raggiungere i più alti livelli, portandolo a diventare generale di squadra aerea.

Nel corso della Seconda guerra mondiale guidò le forze italiane in Africa Orientale Italiana. Dopo la resa del 1941, scelse di non abbandonare i suoi soldati, condividendo con loro la prigionia in Kenya, dove morì nel 1942.


L’impiego del 4º Stormo nel Secondo Conflitto Mondiale 

Negli anni che precedettero il secondo conflitto mondiale, il 4º Stormo Caccia svolse un'intensa attività addestrativa, raggiungendo livelli di preparazione tra i più elevati della Regia Aeronautica. Parallelamente, la linea di volo fu progressivamente rinnovata con l'introduzione di velivoli più moderni, tra cui i Fiat CR.32, che sostituirono i modelli precedentemente in servizio.

Il primo impiego operativo avvenne nel 1936 in Africa Settentrionale, cui seguirono la partecipazione alla guerra civile spagnola e alle operazioni in Albania. Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, lo Stormo venne riequipaggiato con i Fiat CR.42, velivoli affidabili ma ormai superati rispetto ai più avanzati caccia in dotazione alle principali aeronautiche straniere.

Con l'entrata in guerra dell'Italia, nel giugno 1940, il reparto, inizialmente suddiviso, venne ben presto ricostituito e trasferito in Africa Settentrionale. Dopo un temporaneo rientro in patria, il 4º Stormo ricevette la Medaglia d'Argento al Valor Militare e fu dotato di nuovi velivoli, tra cui i Macchi MC.200 e soprattutto i più moderni Macchi MC.202 Folgore, considerati tra i migliori caccia italiani dell'intero conflitto.

Tra il 1941 e il 1942 il 4° Stormo operò intensamente nei cieli del Nord Africa e di Malta, distinguendosi per la preparazione dei suoi piloti e l’efficacia delle missioni svolte. Con l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto e il progressivo rafforzamento della superiorità aerea alleata, le perdite aumentarono sensibilmente e le condizioni operative divennero sempre più difficili.

Nonostante l’arrivo del moderno Macchi MC.205 Veltro, considerato uno dei migliori caccia italiani della guerra, la situazione strategica non migliorò. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, il reparto aderì all’Aeronautica Cobelligerante Italiana, continuando le operazioni a fianco degli Alleati. In questa fase i piloti del 4° Stormo furono equipaggiati anche con i Bell P-39 Airacobra, mantenendo un ruolo operativo di primo piano fino alla conclusione del conflitto.

Al termine della guerra il 4° Stormo venne temporaneamente basato a Galatina (Lecce). Per il coraggio, la professionalità e la determinazione dimostrati durante il conflitto, il reparto si affermò come uno dei più prestigiosi della caccia italiana, guadagnandosi la fama di “Stormo degli Assi” e vedendo numerosi suoi piloti insigniti di importanti decorazioni al Valor Militare.


Dal dopoguerra all’era moderna

Nel periodo postbellico, il 4º Stormo Caccia intraprese un percorso di profonda modernizzazione. Il Cavallino Rampante rimase il simbolo distintivo del reparto, che si equipaggiò con velivoli sempre più avanzati: dai P-38 Lightning e P-51 Mustang fino ai primi caccia a reazione.

Negli anni ’50 il reparto dislocato presso l’Aeroporto di Napoli-Capodichino, diede vita alla Pattuglia Acrobatica del Cavallino Rampante, equipaggiata inizialmente con i De Havilland DH.100 Vampire, operati dai gruppi IX e X e successivamente anche dal XII Gruppo, confluito anch'esso nel a seguito dell'Armistizio. In questa fase il reparto passò alla configurazione della 4ª Aerobrigata, trasferendosi nel 1956 a Pratica di Mare, dove introdusse i primi F-86 Sabre. Nel 1956 la pattuglia venne nuovamente attivata con i North American F-86E Sabre, introducendo fumi acrobatici e una livrea caratteristica, prima di concludere l’esperienza nel 1957.

Tra la fine degli anni 50 e l'inizio degli anni 60 l’Aeroporto di Grosseto divenne sede della 4ª Aerobrigata, segnando un passaggio fondamentale nel processo di riorganizzazione delle unità da caccia dell’Aeronautica Militare nel secondo dopoguerra. Questa dislocazione consolidò progressivamente il ruolo strategico della base toscana, che sarebbe diventata negli anni successivi uno dei principali poli operativi.

Nel 1960 il Cavallino Rampante tornò a ricoprire un ruolo di riserva con la formazione della componente dei “Pony”. L’anno successivo, nel 1961, da questa esperienza venne costituito il 313º Gruppo Addestramento Acrobatico, nucleo destinato a diventare la futura Pattuglia Acrobatica Nazionale. Il successivo trasferimento a Udine-Rivolto, con lo scalo simbolico a Campoformido, segnò il passaggio definitivo verso la nascita delle Frecce Tricolori.

Nel 1963 il XII Gruppo venne trasferito presso l'Aeroporto di Gioia del Colle come "Gruppo Autonomo" ma sempre in seno alla 4ª Aerobrigata e su velivolo F-86K, per poi costituire nel 1966, insieme al 156º Gruppo, il 36º Stormo.


Durante la Guerra Fredda, il 4º Stormo assunse un ruolo centrale nella difesa aerea nazionale. Con l’arrivo degli F-104 Starfighter, il reparto divenne uno dei pilastri del sistema di sorveglianza dello spazio aereo italiano e NATO, assicurando per decenni il servizio di Quick Reaction Alert (QRA) e consolidando la propria reputazione di eccellenza operativa.

Nel 1967, con la riorganizzazione dell’Aeronautica Militare e lo scioglimento della 4ª Aerobrigata, il X Gruppo fu ridislocato a Grazzanise, entrando nel 9° Stormo. Da questa ristrutturazione nacque il 4º Stormo nella sua forma attuale, intitolato ad Amedeo di Savoia-Aosta. In questa occasione venne adottata definitivamente la versione attuale del Cavallino Rampante: bianco su fondo nero, con corona ducale e nodo sabaudo, insieme allo stemma con scudo, che divenne il simbolo ufficiale dell’identità del reparto.

Negli anni successivi il reparto continuò a operare in ambito NATO con il progressivo ammodernamento della linea di volo, passando dagli F-104G agli F-104S.

In seguito venne rafforzata anche la componente addestrativa con la confluenza, nel 1985, del 20° Gruppo Addestramento Operativo alle dipendenze del 4° Stormo. Il reparto, già presente sulla base dal 1965 ma inquadrato nel Comando Generale delle Scuole, venne così integrato organicamente nello Stormo. Parallelamente, gli F-104 vennero progressivamente aggiornati nelle versioni ASA e ASA-M, prolungandone l’efficienza operativa fino alla loro graduale sostituzione.

Oggi il 4º Stormo ha sede presso la Base Aerea di Grosseto ed è equipaggiato con l’Eurofighter Typhoon, uno dei caccia multiruolo più avanzati al mondo. Lo Stormo è articolato principalmente su due gruppi il IXº Gruppo Caccia Intercettori ed il 20º Gruppo Volo OCU (Operational Conversion Unit), ai quali si affiancano i reparti tecnici, logistici e di supporto necessari a garantire la piena efficienza operativa della linea di volo.


L'Eurofighter - Dalla Difesa Aerea alle capacità Swing Role 

Nato come caccia per la superiorità aerea destinato a garantire la difesa dello spazio aereo, l'EF-2000 ha progressivamente ampliato le proprie capacità operative fino a diventare una moderna piattaforma Swing Role, in grado di passare rapidamente da missioni aria-aria a missioni aria-suolo.

Spinto da due motori Eurojet EJ200 dotati di postbruciatore, il Typhoon può raggiungere Mach 2 e mantenere elevate prestazioni anche in regime di supercruise. La configurazione aerodinamica ad ala delta con piani canard (Foreplanes), combinata con un complesso sistema  fly-by-wire, garantisce eccezionali capacità di manovra e una notevole agilità nel combattimento aereo. 

Con una lunghezza di 15,96 metri, un'apertura alare di 10,95 metri e una massa massima al decollo di 23.500 chilogrammi, il velivolo può trasportare armamento e serbatoi esterni su tredici punti d'attacco, oltre al cannone interno Mauser BK-27 da 27 mm.

Nel corso degli anni, l'introduzione di nuovi standard software, sensori sempre più sofisticati e armamenti di precisione ha consentito al Typhoon di evolvere da piattaforma dedicata esclusivamente alla difesa aerea a sistema d'arma multiruolo capace di svolgere missioni di attacco al suolo, supporto alle forze terrestri e ricognizione tattica. Questa trasformazione ha incrementato significativamente la flessibilità operativa dell'Aeronautica Militare, permettendo al velivolo di affrontare un ampio spettro di scenari operativi contemporanei.

Accanto alla versione monoposto impiegata nelle attività operative quotidiane, il programma Eurofighter comprende anche la variante biposto "Twin Stick", caratterizzata da una seconda postazione in tandem destinata principalmente all'addestramento avanzato e alla conversione operativa dei piloti. Pur essendo concepita come piattaforma addestrativa, la versione biposto conserva gran parte delle capacità belliche del modello monoposto e rappresenta una risorsa fondamentale per la formazione degli equipaggi chiamati a operare su uno dei più complessi sistemi d'arma oggi in servizio.

Per il Quarto Stormo, l'Eurofighter rappresenta oggi il cardine della difesa dello spazio aereo nazionale. Attraverso il servizio di Quick Reaction Alert (QRA), i suoi equipaggi assicurano una sorveglianza continua dei cieli italiani e contribuiscono alle missioni di Air Policing della NATO. Allo stesso tempo, l'evoluzione verso il concetto Swing Role ha trasformato il Typhoon in uno strumento ancora più versatile ed efficace, capace di rispondere alle esigenze operative del presente e del futuro, mantenendo inalterata la vocazione del reparto all'eccellenza nel dominio aereo.


Museo del 4° Stormo: storia, eccellenza e tradizione dell’Aeronautica Militare

Il Museo del 4° Stormo racconta oltre un secolo di storia dell’aviazione militare italiana attraverso una collezione unica di cimeli, velivoli e documenti che celebrano il prestigio e la tradizione di uno dei reparti più simbolici dell’Aeronautica Militare. Nato per conservare la memoria storica e tramandare l’eredità culturale del reparto, il museo offre ai visitatori un’esperienza immersiva nel mondo dell’aviazione da caccia.

All’interno del museo sono conservati cimeli storici, manuali, strumenti di bordo e parti di velivoli storici appartenuti al 4° Stormo, che permettono di ripercorrere l’evoluzione tecnica e operativa del reparto, ogni pezzo racconta la storia delle missioni, dell’addestramento e della vita quotidiana dei piloti e degli specialisti dello Stormo.

Il museo è gestito in collaborazione con l’Associazione Arma Aeronautica di Grosseto ed è ospitato in prossimità dell’ex hangar del 20° Gruppo, offrendo così un collegamento diretto con la storia operativa del reparto e permettendo ai visitatori di immergersi nel contesto reale in cui i velivoli hanno operato.

  • Crediti fotografici e storici: Associazione 4° Stormo Gorizia
  • Crediti video a cura di: Aeronautica Militare Italiana
  • Crediti fotografici a cura di: Nicolò Teta



Elia, esperto di aviazione Italiano, ha un profondo interesse per la simulazione di volo e le attività reali, in particolare le operazioni militari e l’open-source intelligence. Il suo obiettivo è offrire analisi di alta qualità sugli attuali scenari globali, fornendo approfondimenti dettagliati su tattiche e tecniche impiegate

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Elia Silvestris 2 giugno 2026
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